La confusione del workshop (old post)

by adminfc, March 12, 2013

E’ da un po’ che ragiono su una cosa che vedo e annuso nell’aria: come vengono percepiti i workshop da parte del cliente.
Dunque. Partiamo dal presupposto che teoricamente chi partecipa ad un ws (workshop) è un fotografo, di qualunque livello, che desidera migliorarsi ed imparare quel qualcosa in più. Dal lato tecnico (utilizzo della reflex) o dal lato creativo (utilizzo del cervello).
E’ la cosa più normale del mondo quindi. Il docente arriva, spiega, parla (o straparla come faccio io) e tenta di condurre i partecipanti nel suo programmato “tour” all’interno del tema del ws. Tutto ok pare.
Eppure.
Da un po’ di tempo ci si è accorti che i workshop sono una discreta fonte di cassa. Per tutti intendo. Ed è accaduto un normale proliferare dell’offerta degli stessi. E fin qui nulla da dire: l’offerta migliora il mercato. La nascita di nuovi fotografi fa bene alla categoria e tieni “svegli” i professionisti.
Il problema non sono i neodocenti neoworkshop. Il problema è la clientela. Anzi, il problema è che la clientela ha perso di vista il senso dei workshop.
Ossia.
Ci si domanda “ma quante foto riuscirò a fare” oppure ci si lamenta “eh ma in quella location non c’era nulla di bello da fotografare” o ancora “no no, il docente non ci dava nessuna idea su cosa fotografare”.
Questo porta a pensare che oggi si vada ad un workshop NON per imparare la fotografia ma per fare qualche bella fotografia. E sono due cose molto molto differenti. Oggi il workshop è un momento di spettacolo, è una gita scenograficamente strafiga, è la modella ammaliante ultra truccata e preparata che si mette in posa per te. Si, proprio per te, Fotografo !
E allora dai ! Facciamo un workshop alle 8 modelle in costume a Torino in centro. E poi dai, facciamone uno al Raduno Ferrari e un altro ancora in Scozia tra tramonti e temporali inimmaginabil. E urca come impariamo a fotografare. E urca che foto faremo la domenica dopo quando, da soli durante un picnic con moglie e amici, tenteremo di fotografare il ruscello con i porchettari a fare la brace sulle sponde. E sai che foto riuscirò a fare poi a mia cugina e alla mia amica ? Uno spettacolo !
Ma… uh…. mi servirebbe una MUA (Make Up Artist) che mi trucchi la cugina… e ah già una stylist che me la vesta… ops quasi quasi faccio uno squillo al docente che venga ad accendermi due luci.. meglio ancora se me le sistema anche secondo uno dei suoi schemi segreti… ah si poi mi servirebbe un’idea, certo… ma poi basta, nient’altro, d’altronde sono un Fotografo.
E poi quest’anno al mare accidenti che sfiga, nemmeno un tramonto maldiviano ho beccato… tutte foto da cestinare (o pompare in photoshop magari giusto per non buttarle). Ma vedrai il prossimo anno che foto farò… ah si si…

A volte ho sentito i miei allievi dire “uh, ma di nuovo li andiamo ?” oppure “ah, c’è di nuovo Genoveffa come modella ?”. Orca miseria se dovessi insegnarvi a fotografare da incazzato io manco li vi porterei. E come modella vi farei la sorpresa di far comparire mia nonna (buon’anima). Ma finirei sotto un ponte, allora anche io mi piego (ma non proprio a 90, diciamo a 135) al mercato, a cosa il cliente vuole.
E cerco location mediocri. E chiamo modelle ma non professioniste, spesso anche non truccate da MUA o non vestite da stylist. Insomma scendo a compromessi tra quanto ritengo giusto e quanto ritengo necessario per campare.

Ma, e questo lo dico a chi sta meditando di partecipare a qualche mio workshop, credo che le cose peggioreranno. Amo insegnare. Amo anche non prendere per il culo le persone. Si le cose peggioreranno.

Qualcuno dirà “ma come, parli mentre il tuo prossimo ws è in una location folle, la Reggia di Venaria, ed è di nudo…”. Si, vero. Ma avrà anch’esso la sua particolarità. Non amo prendere per il culo quindi non sarò io ad insegnare. Il nudo non lo so fare e poco mi interessa farlo. Ho chiamato uno dei migliori docenti in circolazione. Cazzuto ed incazzato, un po’ come me. Giuseppe Circhetta, che quando ha letto che avevo scritto “WS di nudo artistico” mi ha detto “togli -artistico- noi non facciamo arte, noi insegnamo a fare fotografia”.
PS non sto scrivendo per convincervi a partecipare: i posti sono esauriti da tempo.

Il workshop NON è un momento di spettacolo. Il docente non è un intrattenitore con la carovana del circo. VOI NON SIETE SPETTATORI. Sarebbe come chiedere al prof di matematica di venire a fare lezione camuffato da Teletubbies perchè tanto non ci interessa cosa ha da insegnarci, noi vogliamo solo divertirci.

L’anno scorso ho tenuto un workshop esagerato, nel senso che ho davvero esagerato. Si chiamava “alla ricerca del soggetto”. Consisteva in una gran camminata alla ricerca di qualcosa da fotografare. In una location schifosa. Esattamente quel che fa nella realtà un fotografo paesaggista.
Il soggetto non l’abbiamo trovato. Nessuno ha fatto grandi foto. E nessuno  è tornato. Tranne una ragazza che ad oggi, infatti, sta raggiungendo risultati interessanti.

L’elemento interessante di un workshop non è il tema. Non è la location. Non è la modella.
E’ il docente.

Non è un’autocelebrazione, per carità chi mi conosce sa che non sono il tipo, mi imbarazzo facilmente e fuggo dai complimenti. E’ un po’ di delusione.

La fotografia è davvero una cosa splendida, portatele un pochino più di rispetto. Lei vi darà un qualcosa che non potete nemmeno immaginare.

Foto tratta da “la ricerca del soggetto”-

fabio.

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